Quando parlo con i miei nuovi prospect, una delle conversazioni che ricorre sempre di più è questa: “Perché il mio sito riceve meno traffico da Google pur avendo mantenuto i contenuti e le posizioni?”.
La risposta non è semplice come negli ultimi dieci anni, perché la SEO sta attraversando un momento di trasformazione strutturale.
La natura stessa della ricerca sta cambiando sotto i nostri occhi.
La fine dell’era del click come unica metrica
Per molto tempo abbiamo considerato il click organico come la metrica più importante della SEO: visite, sessioni, CTR, traffico organico.
Era naturale. Il click era l’unico ponte tra la ricerca dell’utente e i contenuti del sito.
Se c’era traffico, c’era valore.
Oggi questo paradigma è parzialmente superato.
Con l’avvento di risposte generate da intelligenza artificiale direttamente nella pagina dei risultati (le cosiddette AI Overviews di Google), l’utente spesso ottiene una risposta completa senza mai cliccare su un link del sito.
In molte query la risposta viene consumata direttamente nella SERP, e il sito resta letteralmente nascosto nonostante il suo contenuto sia stato utilizzato per costruire quella risposta.
Cosa significa concretamente questo cambio di paradigma
Quando AI Overview è presente nella SERP, il tasso di click organico può scendere in modo drastico. Ho letto tante ricerche e casi studi condivisi da colleghi che mostrano come il CTR sui risultati tradizionali è calato in presenza di una panoramica generata dall’AI.
Addirittura il traffico organico può diminuire fino al 45-80% per query specifiche.
Il punto però non è solo che i click diminuiscono: è che la struttura stessa della ricerca è cambiata. Google è un vero e proprio motore di risposte, di scelte. Questo è quello che intendo quando dico che il click non è più l’unica metrica significativa.
Le persone possono scegliere te o il tuo brand, anche se in quel momento non ti cliccano.
Il fenomeno dei “zero click”: quando Google risponde per te
La comunicazione di Google sul tema è nota: l’obiettivo è offrire risposte rapide e utili. Nei fatti, però, queste risposte riducono le opportunità di visita. Il fenomeno della zero-click search (ricerche che non generano alcun clic verso siti esterni) è in forte crescita.
Questo non vale per tutte le query (quelle transazionali o commerciali spesso portano ancora click), ma cambia la dinamica: un sito oggi può essere visibile e utilizzato pur non ricevendo traffico nei modi tradizionali.
Come SEO Specialist continuo a monitorare i dati quotidianamente. Nel mio lavoro vedo spesso clienti allarmarsi per cali di traffico che, alla luce del nuovo ecosistema, non sono sintomo di un problema tecnico o di un errore di ottimizzazione, ma piuttosto della trasformazione della ricerca stessa.
I principali impatti sono tre:
• la perdita diretta di click organici per query informative dove Google fornisce risposte complete
• la visibilità senza traffico: il tuo contenuto può essere usato per generare risposte e comunque non portare visite
• la rimodulazione delle metriche di valore: non misurare solo traffico, ma anche citazioni, presenza nelle risposte AI, brand search.
Non ha più senso guardare soltanto alle visite dalla ricerca organica come indicatore del successo della SEO.
Anche se le visite diminuiscono il sito continua a servire come pilastro e fulcro dell’intera strategia.
Come cambiare prospettiva: dalla SEO alla GEO
Se il click non è più il centro dell’universo, come valutiamo la visibilità e l’efficacia della SEO?
È qui che entra in gioco un concetto che sto sempre più adottando nei miei progetti: la Generative Engine Optimization (GEO). Questo approccio mira a fare in modo che i modelli generativi (di Google e di altri sistemi di ricerca basati su AI) conoscano, comprendano e citino il tuo contenuto come riferimento affidabile.
Detto in modo semplice, significa:
• ottimizzare per search intent e con contenuti chiari
• lavorare su segnali di autorevolezza (E-E-A-T), citazioni, link di qualità
• usare i dati strutturati perché l’AI riesca a capire meglio il contenuto
Se le AI citano il tuo brand, le persone saranno più propense a sceglierti (e a entrare nel tuo sito).
Metriche che oggi contano davvero
Certo, il fatturato in primis. Perché se la presenza del tuo brand è forte, sia sul sito che nei contenuti social, i click possono anche diminuire, ma le vendite e i lead continuano ad arrivare. Se misuri solo il traffico organico, rischi di perdere il quadro completo.
Ecco alcuni indicatori che suggerisco di monitorare con attenzione:
• quota di impression nelle SERP con risposte AI
• presenza delle tue pagine nei box di risposta generativa
• trend delle ricerche di brand (quante volte il tuo brand viene cercato su Google)
• menzioni e citazioni su fonti esterne (blog affidabili)
• traffico di qualità (pagine di conversione) invece di traffico totale
Queste metriche aiutano a capire se il tuo contenuto viene percepito come utile e autorevole nei nuovi contesti di ricerca.
Quindi, cosa fare se il traffico cala?
Un calo generalizzato può risultare dall’aumento dei riassunti AI nelle SERP.
Questo non significa necessariamente che il sito stia perdendo rilevanza: può significare che Google sta servendo l’intento dell’utente prima ancora che il click sia necessario.
Dopo un check tecnico e un’analisi delle performance in modo più ampio, è bene mettere in campo una strategia di content curation che rafforzi il brand, anche in modo multicanale e multimodale. Solo comunicando al meglio in che modo il sito è utile per le persone, continuerai a ricevere conversioni.
Le azioni che consiglio in questi casi includono:
• rivedere le pagine più colpite e capire se rispondono a query informative di tipo generativo
• ripensare e potenziare i contenuti per maggiore profondità e specificità, in modo che l’utente abbia un motivo forte per cliccare
• potenziare sezioni del sito con dati, esempi, strumenti e risorse uniche che difficilmente possono essere sintetizzati dall’AI
• investire in altre leve di visibilità come social, newsletter e community (LinkedIn è particolarmente efficace in questa chiave)
Il tuo brand deve essere utilizzato, riconosciuto, citato
Il calo di traffico da Google non è un errore di SEO: è la manifestazione di un nuovo ecosistema della ricerca.
Il vero compito oggi di un SEO Specialist è di lavorare in sintonia con le altre figure del marketing per rafforzare il brand e fare in modo che il tuo contenuto sia utilizzato, riconosciuto e citato.
Non a caso affermo con vigore che la SEO non è un’attività da solisti!
Serve un team di professionisti per attivare più strategie parallelamente.
Per farlo serve una visione più ampia della SEO, che integri strategie di visibilità nei motori generativi, con metriche, contenuti e processi di ottimizzazione diversi dal passato.Solo così potrai interpretare correttamente i segnali dei report di traffico, evitare falsi allarmi e cogliere le nuove opportunità che questa evoluzione porta con sé.





