Questo articolo è ispirato da un post pubblicato da SEOZoom e dai post che sto pubblicando attualmente su Linkedin sulla differenza tra SEO e GEO.
Sto cercando di capire come stia cambiando il modo in cui le persone trovano informazioni online. Oltre ai classici motori di ricerca ora ci muoviamo sempre più in un mondo fatto di chatbot e risposte delle intelligenze artificiali, che non si limitano a mostrare i contenuti ma li leggono e li riscrivono.
Ho sempre pensato che la SEO fosse un insieme di tante attività. Dall’avvento delle AI in SERP si sono aggiunte l’AEO, che punta a rendere i contenuti la risposta immediata alle domande degli utenti, e la GEO che lavora per trasformare i brand in fonti autorevoli riconosciute dai motori generativi.
Dalla SEO alla SEO for AI
Negli ultimi vent’anni la SEO ha avuto un obiettivo relativamente stabile: rendere i contenuti visibili sui motori di ricerca tradizionali, in particolare Google sul mercato italiano, e intercettare l’intento di ricerca dell’utente per portarlo verso una pagina capace di soddisfare quello scopo.
La ricerca online non passa soltanto dalle SERP ma sempre più spesso anche attraverso sistemi che sintetizzano, riformulano e rispondono direttamente: assistenti vocali, chatbot, motori generativi, AI Overview e AI Mode. La visibilità va oltre il ranking, ora è importante essere riconosciuti come fonti affidabili e facilmente citabili.
È in questo contesto che è nata l’espressione SEO for AI, un’evoluzione concettuale prima ancora che tecnica della SEO. Nel dibattito nazionale ne ha subito parlato Ivano Di Biasi nel suo libro SEO for AI.
Ecco così che all’interno del quadro della SEO for AI, che ha l’obiettivo di ottimizzare i siti per l’intelligenza artificiale, si collocano due approcci distinti ma profondamente interconnessi: AEO (Answer Engine Optimization) e GEO (Generative Engine Optimization).
Mi piace sempre mettere a confronto due attività per capirne davvero le differenze. Sapere cosa le distingue e come farle dialogare all’interno di una strategia coerente è utile per chiunque lavori su contenuti digitali e sul brand positioning.
Dalla ricerca → alla risposta → alla scelta
Per capire perché AEO e GEO siano diventati centrali, occorre partire da un cambiamento strutturale nel modo in cui le persone cercano informazioni. Secondo Google, già nel 2020 oltre il 15% delle ricerche quotidiane era costituito da query mai viste prima, spesso formulate in linguaggio naturale e con intento conversazionale (vi sarà capitato di vedere ricerche improbabili su Search Console).
Con l’arrivo di modelli generativi come GPT, Gemini o Claude, questa tendenza si è trasformata in un nuovo comportamento: l’utente non chiede più solo “dove trovare”, ma “spiegami”, “confronta”, “consigliami”.
La ricerca è diventata dialogo. I sistemi di AI indicano (quando lo fanno) una fonte e costruiscono una risposta a partire da un insieme di contenuti. Un brand forte, riconosciuto, sarà più facilmente scelto come base per la risposta.
È qui che si separano per funzione e per strategia AEO e GEO.
AEO e GEO: significato degli acronimi e obiettivi
L’AEO (Answer Engine Optimization) nasce con l’obiettivo di rendere un contenuto la risposta diretta a una domanda specifica. È la logica dei featured snippet, del box meteo, del pannello PAA, delle risposte immediate come “quanti anni ha Pippio?”.
In un contesto AEO-oriented, il contenuto deve essere immediato, chiaro, non ambiguo. Deve ridurre al minimo l’interpretazione e massimizzare la precisione. Il suo successo si misura nella capacità di essere estratto così com’è e riproposto all’utente senza mediazioni.
La GEO (Generative Engine Optimization) ha invece un obiettivo differente. Non punta a essere la risposta, ma la fonte. Non lavora sull’estrazione di una singola frase, ma sull’inclusione di un intero contenuto nel processo di generazione della risposta. Quando un modello linguistico cita un brand, riassume una guida, integra una definizione complessa all’interno di una spiegazione articolata, sta operando secondo una logica GEO. Qui conta meno la brevità e molto di più la solidità complessiva dell’informazione.
In termini pratici, si potrebbe dire che l’AEO lavora sul micro, mentre la GEO lavora sul macro. L’AEO ottimizza il punto di contatto immediato. La GEO costruisce una reputazione semantica nel tempo.
Le differenze operative tra AEO e GEO
Questa distinzione teorica si traduce in differenze molto concrete nella progettazione dei contenuti.
Dal punto di vista del formato testuale, l’AEO privilegia strutture brevi, risposte dirette, frasi dichiarative. Un contenuto efficace in ottica AEO è spesso composto da definizioni nette, paragrafi compatti, domande esplicite seguite da risposte altrettanto esplicite. La GEO, al contrario, richiede ampiezza argomentativa. Ha bisogno di contesto, di esempi, di dati, di connessioni logiche. Un testo GEO-friendly non è riducibile a una singola frase, perché il suo valore risiede nella completezza del quadro che offre.
Anche la struttura della pagina cambia radicalmente.
In AEO la gerarchia è funzionale alla scansione automatica: titoli che riproducono query reali, sottotitoli che chiariscono l’intento, contenuti immediatamente interpretabili dai sistemi di parsing. In GEO si lavora su architetture più complesse, spesso organizzate in topic cluster, con una pagina pilastro che definisce il perimetro del tema e contenuti satellite che ne esplorano le varianti. Questo tipo di struttura aiuta i modelli generativi a comprendere la profondità di competenza di un dominio.
Sul piano tecnico, l’AEO dipende in larga parte dall’uso corretto dei dati strutturati. Schema.org, markup FAQ, HowTo, Article sono strumenti che segnalano ai motori di risposta come trattare un contenuto.
La GEO, invece, si fonda su segnali più indiretti: coerenza semantica, chiarezza delle entità, presenza di fonti autorevoli, riconoscibilità dell’autore. Qui entrano in gioco concetti come E-E-A-T, formalizzati da Google già nel 2018.
Infine cambiano anche i luoghi della visibilità.
L’AEO trova la sua massima espressione nelle SERP tradizionali, negli snippet, negli assistenti vocali.
La GEO opera principalmente negli ambienti conversazionali, nei motori generativi, nei sistemi di risposta come Perplexity o gli AI Overviews di Google.
La SEO for AI come modello integrato
Parlare di AEO e GEO come alternative sarebbe un errore strategico.
Oggi la SEO efficace è ibrida per definizione.
La SEO for AI estende la SEO classica in due direzioni complementari: la risposta immediata e la fonte autorevole.
Nella parte iniziale di una pagina è possibile lavorare in chiave AEO, con una definizione sintetica, una risposta chiara, un takeaway immediato.
Nella parte centrale e finale si costruisce invece il valore GEO, approfondendo, portando esempi e riferimenti esterni.
Da un lato si intercetta l’utente che cerca una risposta rapida, dall’altro si costruisce una reputazione che permette al brand di essere riconosciuto come fonte affidabile dagli algoritmi generativi.
Audit, dati e consapevolezza: la base della strategia
Un elemento su cui prestare la giusta attenzione nel dibattito su AEO e GEO è la fase di analisi. Prima di ottimizzare, è necessario capire come un brand viene già interpretato dai sistemi di AI.
Una GEO Audit serve a fotografare la percezione che i modelli hanno di un dominio: quali informazioni emergono quando viene citato, quali temi sono associati, quali lacune informative esistono.
Solo in un secondo momento ha senso passare all’AEO Audit, che analizza invece come l’AI utilizza i contenuti esistenti nelle risposte dirette.
Qui si entra nel merito delle formulazioni, della chiarezza, della capacità di rispondere in modo corretto e coerente alle domande degli utenti.
Dal ranking alla rilevanza cognitiva
Mi piace definirlo così: il passaggio dalla SEO tradizionale alla SEO for AI comporta anche un cambio di mentalità.
Per anni abbiamo ragionato in termini di ranking.
Oggi dobbiamo ragionare in termini di rilevanza cognitiva.
In questo senso, AEO e GEO rappresentano due livelli della stessa evoluzione.
L’AEO lavora sulla superficie della risposta.
La GEO lavora sulla profondità della conoscenza.
Insieme permettono ai brand di essere riconosciuti come interlocutori affidabili all’interno dell’ecosistema informativo.
Le linee guida pubblicate da OpenAI sul funzionamento dei modelli GPT, così come le indicazioni di Google sui sistemi di AI generativa nella Search, convergono su un punto chiave: i contenuti che vengono preferiti sono quelli chiari, ben strutturati, verificabili e coerenti nel tempo.
Niente di nuovo se ci pensiamo bene: è solo una radicalizzazione di principi già noti alla SEO classica, portati però a un livello superiore.
Le tempistiche si dilatano
Oggi serve farsi scegliere dalle intelligenze artificiali.AEO e GEO hanno cambiato le regole: la visibilità online dipende sempre meno dal traffico e sempre più dalla fiducia che i sistemi intelligenti danno al tuo sito e ai tuoi contenuti.
Per questo ai miei clienti spiego che non si tratta solo di scrivere articoli o ottimizzare le pagine: serve costruire un progetto credibile, ben organizzato, dove contenuti, struttura e autorevolezza lavorano insieme.
La SEO è da sempre un’attività a medio-lungo termine, ma oggi i tempi si allungano ancora: oltre a puntare al posizionamento un brand deve costruire la propria autorevolezza.
Ecco perché è fondamentale adottare un approccio olistico, multicanale e multimodale, capace di generare menzioni e citazioni strategiche.
LinkedIn, in particolare, è oggi una delle piattaforme più potenti dove fare SEO: consente di posizionarsi come fonte autorevole, intercettare query navigazionali e alimentare il valore del brand nei pannelli AI.





