Ne sto parlando da qualche settimana nel mio profilo LinkedIn e, dopo aver messo a fuoco la differenza tra la GEO e l’AEO, voglio concentrarmi qui su cosa significa oggi creare una strategia GEO.
La visibilità si gioca sempre più spesso prima del click e, in molti casi, senza click.
Il mio obiettivo è diventare una fonte riconosciuta e affidabile, come ho scritto sul mio post di stamattina “Quando il click non è più l’unica metrica”.
La GEO è parte di una strategia SEO completa, una delle tante attività da implementare. Fare GEO significa progettare asset digitali affinché siano leggibili dalle macchine senza perdere profondità per le persone.
Dalla SEO alla GEO
Nel SEO tradizionale l’unità minima di successo era la pagina che intercetta una query.
Nella GEO l’unità diventa il frammento informativo che produce una definizione, una risposta.
I modelli generativi scompongono il contenuto in blocchi semantici che vengono validati, confrontati e aggregati.
Questo per certi versi implica un cambio radicale di prospettiva. Serve produrre contenuti chiari e strutturalmente affidabili, che riducano l’ambiguità interpretativa e che possano essere estratti senza perdere significato.
Le fondamenta tecniche
La GEO parte da un presupposto: il contenuto prima di tutto deve essere trovato e indicizzato. Per questo la SEO tecnica non è un prerequisito marginale, ma l’infrastruttura su cui tutto il resto si regge.
Un’architettura informativa chiara con gerarchie logiche comprensibili, URL coerenti e sitemap aggiornate, facilita il lavoro di crawling e di indicizzazione.
Allo stesso modo una gestione consapevole del file robots.txt deve evitare blocchi inutili che potrebbero escludere il sito dai sistemi utilizzati dai motori generativi.
Le performance incidono sull’affidabilità del contenuto.
Un layout instabile o un’interazione lenta rendono più complesso l’estrazione dei dati. In questo senso, l’attenzione si sta spostando sempre più su metriche come l’Interaction to Next Paint, che misura la reattività reale del sito durante l’uso e non solo al primo caricamento.
Per non parlare del il rendering.
Contenuti fondamentali nascosti dietro Javascript complesso, lazy loading aggressivo o modali invasive rischiano di non essere acquisiti correttamente. In una strategia corretta, l’HTML deve contenere il nucleo informativo principale in modo esplicito, lasciando alla parte dinamica solo funzioni accessorie.
Anche i dati strutturati giocano infine un ruolo chiave.
Devono essere ben implementati perché servono a dichiarare in modo inequivocabile che cosa rappresenta la pagina: una definizione, una procedura, un’entità, una relazione. È un linguaggio di chiarimento semantico.
Progettare e scrivere contenuti per essere citati
Il cuore della GEO è anche il modo in cui il contenuto viene scritto e organizzato, ma non voglio creare allarmismi perché chi ha lavorato bene finora è probabile che abbia già fatto tutto quello che serve.
L’obiettivo è creare pagine web con uno scopo chiaro e ricche di informazioni utili.
A livello puramente di scrittura c’è qualche sfumatura in più da considerare.
Approccio AEO
Ogni sezione dovrebbe aprirsi con una frase che risponde in modo diretto e completo alla domanda implicita del titolo. Questa frase deve poter vivere da sola, essere estratta e citata senza perdere senso. L’approfondimento viene dopo, ma la risposta deve arrivare subito.
Struttura chiara
A questo si affianca l’uso sistematico di strutture sintattiche semplici e dichiarative. È un modo di scrivere meno letterario, ma molto più robusto dal punto di vista computazionale. Riduce l’interpretazione implicita e aumenta la precisione.
Ricerca conversazionale e logica del fan-out
Un errore comune è continuare a ragionare per keyword isolate.
Era così per Google ed è lo stesso per i motori AI: lavorano sul search intent, per sequenze di domande. A una risposta segue quasi sempre una domanda successiva, implicita o esplicita. Questo effetto a ventaglio, definito fan-out, è centrale nella progettazione GEO.
Analizza e mappa le domande
Occorre mappare le domande che emergono dopo, i dubbi che si aprono e i criteri decisionali che l’utente utilizza. Le sezioni di domande correlate, i forum di settore e le community verticali offrono una rappresentazione molto più realistica di questo percorso cognitivo rispetto ai tool keyword tradizionali.
Diventa autorevole nel campo semantico
Una struttura GEO-oriented efficace non risponde a una domanda, ma presidia un’intera area di incertezza. È questo che la rende più utile per un sistema che deve sintetizzare conoscenza.
Formati ad alta citabilità e segnali di esperienza
I modelli AI tendono a privilegiare contenuti che offrono valore informativo difficilmente comprimibile. Dati originali, ricerche proprietarie, benchmark e analisi comparative sono particolarmente efficaci perché introducono informazione nuova nel sistema.
Anche strumenti pratici come configuratori e checklist (solo quando hanno senso nella pagina) hanno un’elevata capacità di essere richiamati come riferimento, perché non possono essere riassunti senza perdere funzione.
Infine, l’esperienza reale conta: vi dice niente EEAT?
Case study documentati, autori identificabili, contesto professionale chiaro rafforzano quei segnali di esperienza, competenza e affidabilità che i modelli utilizzano per pesare le fonti.
Digital PR per aumentare e potenziare il brand
I sistemi generativi verificano costantemente la coerenza di un brand nel suo ecosistema digitale. Se la stessa entità viene descritta in modi diversi su sito, social, comunicati stampa e profili terzi, il risultato è un abbassamento della fiducia.
Le attività di digital PR, le citazioni su testate autorevoli e la partecipazione attiva alle community contribuiscono a costruire una traccia semantica distribuita. Forum e piattaforme di discussione, spesso sottovalutati, sono in realtà una delle principali fonti di conoscenza utilizzate dai modelli.
Roadmap GEO: una strategia progressiva
Una strategia GEO efficace è frutto di un processo continuo.
Cosa faccio subito
In primis verifico la SEO del sito web, perché senza SEO, non c’è GEO.
Poi procedo con GEO audit tecnico, la mappatura delle domande conversazionali più rilevanti e definizione di un sistema di monitoraggio delle citazioni AI.
Per farlo utilizzo SEOZoom e verifico a mano, in a un flusso operativo testato.
La fase successiva è quella della trasformazione dei contenuti chiave
Alcune pagine strategiche vengono riscritte in ottica answer-first.
Poi sviluppo un piano editoriale che rafforzi l’autorevolezza del sito e dia informazioni corrette. In parallelo metto a frutto con i miei partner una solida presenza off-site.
Nel medio periodo il modello viene scalato
Si costruiscono correlazioni, aiuto a impostare un approccio multicanale e multimodale, si lavora sull’integrazione di media e si itera continuamente sui contenuti in base ai segnali raccolti dai motori generativi.
E poi? Si monitora e si misura.
Si potenzia e si monitora ancora.
Misurare la GEO
Sia chiaro, il traffico ha sempre la propria centralità, ma entrano in gioco altri indicatori rilevanti come la frequenza con cui il brand appare nelle risposte AI, la correttezza delle informazioni riportate e il contesto semantico in cui il brand viene associato.
Un aumento delle ricerche di brand è spesso un segnale indiretto di buona visibilità nelle sintesi AI. Anche i referral provenienti da ambienti generativi, pur difficili da tracciare in modo completo, danno indicazioni utili se letti in modo qualitativo.Il tema è importante e c’è tanta confusione. Io continuerò a parlarne in modo trasparente e pratico sia qui sia nel mio profilo LinkedIn.





